Appunti e Parafrasi

Categories

Latest News

Monthly archives


Cerca...




Astolfo sulla Luna (71-87)

Varcano tutta la sfera del fuoco (perché si credeva che ci fosse la terra, una sfera di fuoco e poi la luna) e qui arrivano il regno della luna e di qui vedono per la maggior parte quel luogo, come un pezzo di acciaio che non ha alcuna macchia; e la trovano uguale o poco più piccolo di ciò che è contenuto su questo globo, su questo globo terrestre posto al fondo dell’universo compreso il mare che lo circonda e lo racchiude

Qui Astolfo ebbe una doppia meraviglia [nel vedere la luna ] perchè da vicino quel paese [la luna] era cosi grande che a noi che lo miriamo dalla terra assomiglia ad una piccola palla e [si stupì] perchè doveva aguzzare bene la vista se voleva distinguere da li la terra ferma e il mare che si spande intorno., giacchè non avendo luce la loro immagine arriva poco in alto

Vi sono altri fuimi, altre campagne, altri laghi lassu, cose diverse dalle cose della Terra, che non sono qui tra noi, altre pianure, altre valli, altre montagne; hanno le città con dei loro castelli, [hanno] delle case che il paladino Orlando non vide mai cosi grandi; e vi sono ampie e solitarie selve nelle quali le ninfe cacciano le loro belve. immagini classicheggianti

 

Il duca astolfo non stette molto a cercare tra tutto; perchè non era salito per quel motivo lassu. du condotto dall’apostolo santo [s.giovanni] uin una valle stretta da sue montagne dove probabilmente era raccolto ciò che si perde o per colpa nostra o a causa del tempo e della fortuna, cioò che si perde qui sulla Terra, lì si raccoglie.

Non solamente parlo di regni o di ricchezze chelavora la ruota instabile [della fortuna] ma voglio parlare anche di quello che non +è nelpotere della sorte togliere o dare. vi è molta fama che quaggiu il tempo con il suo lento procedere consuma coem un tarlo; lassu stanno infinite preghiere e suppliche che sono rivolte da noi peccatori a Dio.

[vi sono] le lacrime e i sospiri degli innamorati, il tempo che si perde inutilmente al gioco, il lungo ozio degli uomini ingnoranti, disegni vani che hanno alcun luogo, sono molti i desideri vani, che per la maggiorparte ingombrano quel luogo: ciò che insomma quaggiu perdesti per sempre, lassu potrai ritrovare

[astolfo non orlando] il paladino, passando tra quei mucchi, ora di questo e ora di quello chiede alla sua guida [s. giovanni]. vide un monte di sacche gonfie che pareva che avesse all’interno tumulti e grida; e capì che quelle erano lo splendore antico dei regni [corone metonimia—- regni] degli assiri della Lidia, dei persiani e dei greci che furono illustri e ora il loro nome è oscuro

successivamente vide ami d’oro e di argento in una massa [in un mucchio] che erano quei doni che si fanno al signore, agli avari principi, ai mecenati con la speranza di ricompensa.vede lacc nascosti tra le ghirlande e chiede, e sente che sono tutte adulazioni.
hanno le sembianze di cicale scoppiate [rappresentanti] i versi che si compongono in lode del signore.

vede gioghi ricoperti di gemme e nodi d’oro che rappresentano gli amori perseguiti a torto o senza esito. vi erano artigli di aquile; e seppi che erano le autorità, i poteri, che il signore da ai suoi uomini. i mantici che hanno riempito i declivi intorno sono i favori dei principi, labili come i fumo che danno ai loro protetti un tempo e che poi vengono meno con la giovinezza.

 

ci stavano rovine di città e di castelli qui sottosopra con grand tesoro. [astolfo] domanda e sa che esse sono trattati e quella congiura che sembra si possa nascondere con tanta difficoltà.
vide delle serpi con i volti da ragazza [che rappresentavano] le opere dei falsari e dei ladri; poi vide boccie rotte di più parti che erano i servigi nelle corti.

vede una grande massa di minestre versate e domanda al suo dottore, s giovanni, che cosa significhi. dice-è elemosina che alcuni lasciano che sia fatta dopo la morte- passa da vari fiori ad un gran monte che aveva un buon odore o puzzava forte. Questo è il dono (se è lecito dire così) che constantino fece al buon silvestro, papa

vide un’abbondanza di trappole per uccelli con materia appiccicosa che erano, oh donne, le vostre bellezze. E’ lungo narrare dei tutte le cose che gli furono mostrate lassù se provo a scriverle tutte dopo mille e mille versi non finisco e vi sono tutte le cose che ci occorrono e solo la pazzia non è poca nè molta.; che sta quaggiù nè non se va mai

qui rivolse l’attenzione a certi suoi giorni e fatti che aveva perduti un tempo e se non ci fosse stato lui che gli spiegasse, non avrrbbe riconosciuto le loro varie forme. Poi giunse dove c’era ciò che a noi sembra avere [sempre] tanto che non si sono mai fatte preghiere a Dio per averne; io intendo il senno e qui ce n’era una montagna che da sola era molto più grande che tutte le altre cose di cui ho raccontato

RAPPRESENTAZIONE DEL SENNO 83

sembrava un liquido poco denso e fluido, atto ad evaporare se non si tiene chiuso bene; e si vedeva contenuto in varie ampolle una più capiente, una meno destinate destinate a quello scopo
Quella maggiore, la più piena, di tutte era quella in cui era contenuto il grande senno del folle signor d’anglante orlando e fu riconosciuta tra le altre poichè aveva scritto di fuori “seeno d’orlando”

e cosi tutte le altre ampolle avevano scritto su di loro il nome del proprietario del senno. il coraggioso duca, astolfo vide gran parte proprio [senno] ma lo fecero meravigliorare ben più di molti che egli credeva che non dovessero averne meno [neppure] una quantità e qui si rilevaono apertamente che en avevano poco poichè là ce n’era molto.

COME SE PERDE IL SENNO?

alcuni lo perdono per amore, altri nell’onore, altri nel cercando, attraversando il mare, le ricchezze, altri nelle speranze dei signori, alttri andando dietro a sciocchezze magiche, altri in gioielli, altri in opere di pittori ed altri in altro che più s’apprezzi
ve n’era molto raccolto di filosofi, astrologhi, poeti

astolfo prese il suo poichè glielo aveva concesso lo scrittore dell’apocalisse S.GIOVANNI.Si portò semplicemente al naso l’ampolla in cui era contenuto il senno, e sembra che esso se ne andò al suo posto[cervello]; e sembra che Turpino riconosca che Astolfo da allora in poi visse saggiamente per lungo tempo.

Astolfo prese l’ampolla più piena e capace dov’era il senno che aveva reso saggio il conte orlando; e non era così leggera come aveva pensato vedendola menrre stava nel muccho con le altre

Posted by admin Aprile 2008


Post A Comment